L’uso corrente della sigla OGM (Organismi Geneticamente Modificati o migliorati) sta a significare un tipo di modifica del patrimonio genetico operata dall’uomo. Vengono detti comunemente detti OGM quegli organismi, in genere vegetali (http://www.salmone.org/ogm/) dove il patrimonio genetico è stato alterato mediante aggiunta di DNA inserito mediante tecniche di ingegneria genetica. In particolare mediante l’uso di enzimi di restrizione adatti al taglio ed alla ricucitura di sequenze di DNA.
Il dibattito sugli Organismi Geneticamente Modificati è infuocato da oltre un decennio in quanto alcune grandi derrate alimentari sono in buona parte ottenute a partire da piante ingegnerizzate. Nel 2009 sono stati coltivati al mondo oltre 134 milioni di ettari con Organismi Geneticamente Modificati (ossia circa 10 volte l’intera superficie agricola italiana). Circa il 70% della soia prodotta al mondo è da Organismi Geneticamente Modificati e questa percentuale sale ancora se si considera quella prodotta nei Paesi esportatori. Circa il 24% del mais mondiale deriva da Organismi Geneticamente Modificati così come il 46% del cotone.
Solo in India 5 milioni di agricoltori coltivano cotone resistente all’attacco di alcuni parassiti su campi grandi in media 1,5 ettari perchè ottengono aumenti delle rese del 31%, abbattimenti nell’uso di pesticidi del 39% e vantaggi che arrivano ai 250 dollari per ettaro. In Argentina oramai il 99% della soia prodotta è da Organismi Geneticamente Modificati resistente ad un erbicida ed il successo di questa coltivazione deriva dalla possibilità di attuare la semina su sodo.
Questa tecnica evita di dissodare i terreni per rimuovere le erbe infestanti. Il terreno viene seminato ed irrorato di erbicida che produce un forte vantaggio di crescita alla soia resistente all’erbicida. In questo modo da un lato si riduce il dilavamento dei terreni (oramai a forte rischio nella Pampa), dall’altro si riducono in maniera consistente le emissioni di andride carbonica sequestrata nei terreni. Dato che il brevetto sulla soia resistente ad erbicida è oramai scaduto da anni, tra poco potranno apparire sul mercato varietà di soia resistente allo stesso erbicida (glifosate) ma a costi molto inferiori. Si stima che la parte di terreni coltivati con Organismi Geneticamente Modificati che usavano la semina su sodo ha consentito solo nel 2006 di evitare l’emissione di tanta andride carbonica quanta quella emessa da 6,56 milioni di autovetture che percorrono ognuna 15.000 Km (http://www.salmone.org/2008/07/25/cio-che-ha-evitato-luso-degli-Organismi Geneticamente Modificati/).
Quasi 40 milioni di ettari sono oggi coltivati al mondo con mais da Organismi Geneticamente Modificati. L’utilizzo di questo tipo di mais, quasi tutto del tipo Bt ossia resistente all’attacco di parassiti, ha consentito di ridurre l’uso di pesticidi, aumentare le rese per ettaro in percentuali che variano a seconda dell’intensità dell’attacco di parassiti e soprattutto hanno consentito di ridurre l’insorgenza di fumonisine nel mais, pericolose tossine dannose per l’uomo. L’uso del mais Bt è fortemente dipendente dall’intensità degli attacchi di parassiti (ad esempio in Italia della piralide) e varia a seconda del clima e delle caratteristiche dell’area di coltivazione. Sono ora disponibili piante di mais che portano fino ad otto diversi sistemi di protezione dall’attacco di parassiti sia della parte aerea che della parte radicale (diabrotica). La disponibilità di resistenze multiple rende sempre più improbabile l’insorgere di mutanti spontanei tra i parassiti del mais
Due documenti usciti nel 2009 e prodotti da oppositori degli Organismi Geneticamente Modificati, attestano la dote del mais Bt di ridurre l’uso dei pesticidi con innegabili vantaggi ambientali:
Esistono molti altri tipi di piante da Organismi Geneticamente Modificati come papaya resitente a virus, e poi colza, patata, erba medica, pioppo, barbabietola ed altri. Sono in avanzata fase di sperimentazione riso, grano e mais resistenti alla siccità.
L’utilizzo di questi derivati è praticamente universale mentre molti contrasti provoca la coltivazione di Organismi Geneticamente Modificati in Europa. L’Europa tollera malvolentieri ad oggi la coltivazione di un solo mais Bt, vecchio ormai di 12 anni, mentre consente l’uso anche umano di circa 30 derivati di Organismi Geneticamente Modificati. Molti di questi sono essenziali per la composizione dei mangimi e l’Unione Europea ha sottolineato come senza mangimi da Organismi Geneticamente Modificati la zootecnia europea sarebbe insostenibile (http://www.salmone.org/wp-content/uploads/2007/09/economic_impactgmos_en.pdf).
La stragrande maggioranza di latte, formaggi, carni bovine e suine e quindi prosciutti e salami prodotti in tutta Europa deriva da animali alimentati con soia da Organismi Geneticamente Modificati anche nel caso di prodotti di alto pregio come i prodotti a denominazione di origine controllata (DOC) ed indicazione geografica protetta (IGP).
Un fronte di polemica riguarda l’uso di piante da Organismi Geneticamente Modificati per combattere i problemi di insicurezza alimentare mondiali. I Paesi più ricchi non si sono fatti scrupoli di calare una simile accesa polemica in realtà fragili e poverissime che dipendono dalle esportazioni e dagli aiuti umanitari. In realtà nessuna delle piante da Organismi Geneticamente Modificati oggi commercializzata da aziende private può alleviare i problemi di insicurezza alimenatre. Basti pensare che le varietà resistenti ad erbicidi hanno bisogno che si acquisti l’erbicida, mentre il mais del tipo Bt necessita di fertilizzanti azotati ed irrigazione: tutte condizioni incompatibili con quelle economie. Ben altro progetto è quello che vede coinvolta la ricerca pubblica internazionale che mira a modificare geneticamente piante come sorgo, miglio, cassava e vigna che potrebbero davvero cambiare da disponibilità alimentare dell’Africa sub-sahariana.
Gli aspetti economici giocano un grande ruolo nel dibattito sugli Organismi Geneticamente Modificati che a causa degli elevatissimi costi necessari alla validazione della loro innoquità sono oggi controllati da grandi aziende in genere statunitensi. Ma un successo planetario così rapido (nel 2010 il 10% di tutti i terreni coltivati al mondo useranno Organismi Geneticamente Modificati) non poteva non causare opposizioni a carico delle aziende concorrenti, come quelle che commercializzano pesticidi e, tra queste, le prime tre per fatturato al mondo sono europee. Ma l’attore forte in questi scenari sono le grandi aziende della distribuzione organizzata (gdo) del cibo che hanno fatturati di 20 volte superiori a quelle del biotech e degli agrofarmaci. La gdo segue logiche di promozione del prodotto che non si conciliano con l’uso di piante da Organismi Geneticamente Modificati.